#PalermoChiamaItalia, l’Istituto “ De Nicola” risponde

Il 23 maggio 1992 un urlo esplosivo squarciò la terra; ancora una volta l’uomo dichiarò a Capaci la sua incapacità di uno sguardo umano verso suo fratello e la sua stessa terra. Fu la vittoria mortifera di un istante, di pochi che con indifferenza dipingono i solchi della storia di sangue. Ora qui noi, sacramento di una moltitudine che con coraggio, filo dopo filo, tesse quotidianamente la tela della non violenza, coloriamo di pace le strade di Palermo e d’Italia. Donne e uomini, giovani e carrozzine piene di fragilità spinte da mani fraterne, rincorrono orizzonti di pace ritmando la gioia con mani frenetiche.

Si realizza la visione profetica di Giovanni e Francesca sua moglie, di Vito, Rocco e Antonio loro custodi: gli uomini passano, la giustizia e la legalità camminano sui passi di altri uomini.
Siamo noi, oggi qui, la memoria assordante più di quel tuono esplosivo.
Memoria affacciata al balcone dove una mano ruvida e segnata dal tempo allunga il lembo di un lenzuolo e con l’altra consegna e trasmette coraggio al giovane nipote.
Memoria inginocchiata di giovane donna gravida che bacia la lapide di Cesare Terranova, gli occhi umidi verso il figlio implorano pietà per tutte le lapidi disseminate per Palermo.
Docenti e alunni del “De Nicola”, mano nella mano, non solo perché la paura non li divida nella vita ma soprattutto per accordare il caldo palpito del cuore sulle note del silenzio, oceano di pace che culla ogni nostra tristezza verso nuovi porti di fraternità.
Prof. Lazzaro Napolitano