Gli studenti dell’I.I.S. “De Nicola “di San Giovanni La Punta sulla “via” del pane

Si dice “buono come il pane” perché non esiste pane che non sia buono, che non sia nutrimento per chi lo mangia. Il profumo del pane appena sfornato attiva tutti i nostri sensi: il suo colore dorato la vista, il suo profumo unico e inconfondibile l’olfatto, la sua crosta ruvida o liscia il tatto, la sua croccantezza l’udito e, naturalmente, il suo sapore, che non stanca mai, il gusto.

Il pane, simbolo di fecondità e miracoli, generosità e condivisione, soddisfa una specifica funzione nella società e nella cultura gastronomica, fornendo nutrimento e sostentamento porta con sé memorie, valori simbolici, tradizioni che vanno oltre al semplice sfamare il corpo: sfama anche lo spirito. È questa la sua peculiarità: essere al tempo stesso cibo e segno. Il complesso simbolismo del pane si riferisce ad ambiti quali: la fecondità umana, la fertilità della terra, il ciclo vita-morte, la salute e il benessere di uomini e animali.

 Lo ritroviamo come elemento portante di tutta quella ritualistica relativa al ciclo della vita - nascita, matrimonio, morte - e dell’anno. Questo perché nelle società arcaiche la vita era concepita in termini di cicli, e il grano, che consente di avere il pane, era sentito come metafora sacra di questa concezione.

Il pane ha un posto fondamentale nella tradizione mediterranea come componente primario dell'alimentazione, al punto che il termine stesso può diventare sinonimo di "cibo" o di "nutrimento". I nostri anziani ci hanno insegnato a non buttarlo mai, dando così vita anche a pietanze a base di pane “riciclato”. Buttarlo significava non avere rispetto del cibo quotidiano più importante che l’uomo aveva, era quasi un sacrilegio. Non doveva mai mancare perchè, molto spesso, era l'unica alimentazione; era mangiato condito, abbrustolito, persino bagnato nel vino.

La storia del pane si perde nella notte dei tempi, fino ad arrivare ai giorni nostri nelle sue infinite forme e ricette, e i suoi metodi di preparazione e le tradizioni che lo riguardano sono differenti in ogni angolo del globo.

I primi a scoprire la fermentazione della farina mescolata ad acqua e a cuocere il pane nei forni furono gli Egiziani, per i quali il pane era simbolo di ricchezza. Anche i Greci furono bravi panettieri e aggiunsero al classico impasto di acqua e farina altri ingredienti come latte, olio, miele, olive e erbe aromatiche. I Romani, invece, allestirono dei veri e propri forni pubblici, dando inizio alla produzione del pane artigianale, la cosiddetta “arte bianca”, in passato tramandata da padre in figlio con tutti i segreti e trucchi del mestiere gelosamente custoditi.

Ma ci siamo mai chiesti qual è il percorso di vita del pane? Non è tutto “rose e fiori”, semina, mietitura trebbiatura, pulitura e molitura del grano sono attività che richiedono tempo e fatica, ma anche  l’impasto e la cottura di questo indispensabile alimento richiedono impegno.

Forse per questo motivo oltre che come alimento, essenziale e necessario per la sussistenza quotidiana il  pane è visto anche come simbolo del cammino: un cammino fisico ed esistenziale, a volte, doloroso come testimonia  Dante quando, nel nel XVII canto del Paradiso, afferma «Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui» “  sono  parole che,  con  grande intensità, descrivono l'angoscia di ogni esule, di chi è costretto a lasciare la propria patria e le cose più care, per andare a cercar fortuna in luoghi sconosciuti e trova la compagnia di gente straniera, diffidente e ostile.

Il pane diventa simbolo del perdono come ci insegna Manzoni per il quale quel pane che fra Cristoforo chiede al borioso fratello dell’uomo che aveva ucciso e che porterà per sempre con sé, diventa medicina potente contro i mali che caratterizzano le vicende umane.

Grano e pane, poi, si ritrovano, nelle sue mille varietà, raffigurati anche in molte opere d'arte, dall'antico Egitto alla pop art nella necessità di rappresentare la convivialità e la condivisione, ma anche per ostentarli come espressione di prestigio sociale

Il pane, pertanto, che si chiami “michetta”, “ciriola” “carasau” o “mafalda” riveste sicuramente un ruolo fondamentale nella storia millenaria dell’uomo perché costituisce un sigillo di sacralità, e di amicizia tanto da divenire offerta votiva, dono, dunque, simbolo culturale dei diversi popoli.

Per capire meglio questo complesso modo di essere insieme cibo e simbolo, è stato svolto un incontro con il panificatore sig. Nicolosi Francesco che, con particolare enfasi e competenza, ha illustrato agli studenti di alcune classi dell’istituto i diversi tipi di pane e le fasi per realizzare questo prezioso alimento.

 

Prof.ssa Gaetana Scalisi